Boston Marathon 2017

Boston Boston… quanto mi hai fatto patire questo giro!

Lunedi 17 aprile ho corso la mia seconda maratona di Boston. Questa Boston e’ stata molto diversa dalla mia prima e diversa anche da tutte le maratone che ho corso in passato. Ho passato gennaio e febbraio senza correre per via di una frattura da stress alla tiba e mi sono dovuta fermare per una settimana a marzo causa caviglia slogata. Fino a meta’ marzo, ero quasi sicura che Boston “non s’avesse da fare”: il mio primo “lungo” ufficiale, di soli 50 minuti, era stato un vero e proprio disastro. Gambe che avevano iniziato a bruciare dopo appena dieci minuti e diverse pause. “Se non riesco a correre per neppure 50 minuti, come posso pretendere di completare una maratona?” mi ero chiesta, piangendo, dopo quell’ allenamento. Ma dentro di me sapevo di non poter mollare perche’ Boston e’ Boston: e’ la maratona piu’ prestigiosa al mondo e un evento che ha un posto speciale nel mio cuore. La sofferenza di dover abbandonare l’idea di correre Boston era piu grande della sofferenza fisica che avrei provato presentandomi alla partenza poco allenata. Cosi ho stretto i denti e ho continuato a fare quello che potevo: molte vasche in piscina, qualche pedalata e, naturalmente, un po’ di corsa. Per la prima volta in quasi quattro anni avrei corso una maratona con il solo scopo di completarla.

Siamo partiti da New York il sabato mattina e arrivati a Boston nel primo pomeriggio, in perfetto orario.

Melissa

Boston, we are BACK!

Questa volta abbiamo affittato un appartamento a Cambridge (zona Harvard University), che si e’ rivelata un’ area carinissima. Dopo aver posato le valigie ci siamo diretti all’expo, dove ho ritirato il pettorale, fatto un po’ di shopping e scattato le foto di rito al traguardo.

Finish lineSpike

Per cena, pizza a North Cambridge e poi a casa per un po’ di relax prima di andare a dormire. Ndr: ho passato la notte praticamente in bianco per via di un attacco di cistite. Le mie solite fortune pre-gara…

Pizza

Pizzaaa!

Domenica, giorno di Pasqua, ho fatto una shake-out run di 6 chilometri nei dintorni di Harvard. Era cosi caldo da sembrare estate piuttosto che primavera!

Harvard

Saluti da Harvard (da notare le bagels!)

Il resto della giornata lo abbiamo trascorso visitando il New England Aquarium e facendo un giro a North End/Little Italy.

Boston Strong

Abbiamo concluso la giornata la solita cena pre-maratona a base di sushi (siamo andati da Cafe Sushi a Cambridge: OTTIMO!).

Lunedi mattina mi sono svegliata verso le 3:30 e non sono piu’ riuscita a riaddormentarmi per colpa dell’adrenalina a mille! Verso le 5:00, stanca di rigirarmi inutilmente nel letto, mi sono alzata e ho iniziato a sorseggiare del caffe’ americano per “smuovere un po’ le cose” in compagnia del libro How Bad Do You Want It. Ho mangiato la mia salted bagel con miele, mi sono fatta una doccia al volo e alle 6:30 ero fuori dalla porta direzione Boston Common.

Dopo un doppio espresso da Starbucks e una banana, mi sono diretta verso la stazione degli scuola bus, dove avevo appuntamento con le mie compagne di squadra Cara e Lara. Sull’ autobus ho finito di bere una bottiglia di Gatorade e ho mangiato una Powerbar al cioccolato. Quindici minuti prima di partire, come di consueto, ho mangiato un gel.

Siamo partiti alle 10:25 in punto. La temperatura era piuttosto elevata ma, li per li, non sembrava terribile come l’anno precedente. Sfortunatamente, non immaginavo che mi sarei dovuta ricredere a breve.

Per la prima volta, come ho gia’ detto, ho corso senza avere un tempo specifico in mente. Visti i miei allenamenti, pensavo fosse fattibile finire intorno alle 3 ore e 35 minuti, che corrispondono a 5:10min/km. Ma giunta al quinto chilometro ho realizzato che il caldo era addirittura peggio dell’anno scorso e che, se volevo arrivare al traguardo, dovevo dimenticarmi del Garmin e correre a sensazione… e cosi ho fatto. Fino al 40esimo chilometro non ho controllato il Garmin neppure una volta.

Fino al decimo chilometro mi sono sentita cosi cosi: i polpacci erano rigidi e avevo gia’ molto caldo, nonstante mi fossi buttata addosso una bottiglia d’acqua gelata prima di iniziare e continuassi a versarmi acqua in testa e a bere Gatorade ad ogni ristoro.

Dopo il decimo chilometro ho mangiato un gel e le gambe finalmente hanno iniziato a sentirsi bene. Fino a meta’ gara le cose sono procedute per il meglio: mi sentivo relativamente bene e le gambe rispondevano positivamente, soprattutto in salita (grazie, Barre!). Al 22esimo km ho avuto un mini attacco di panico: visto il mio infortunio, non sono stata in grado di fare un lungo di oltre 22 chilometri in allenamento, ed e’ proprio qui che ho iniziato a sentirmi un po’ affaticata. Ho mangiato un altro gel e ho cercato di non pensarci.

Al 25esimo chilometro e’ iniziata la vera lotta. A Boston, le salite peggiori sono fra il venticinquesimo e il trentatreesimo chilometro. Arrivata a questo punto le gambe non erano piu’ freschissime, ma fortunatamente si sentivano ancora ok. Il sole delle 13:00 pero’ batteva forte e non c’era un filo d’ombra durante questo tratto. Per la prima volta ho temuto di dover camminare o addirittura di non poter terminare la gara. Ho rallentato di venti/trenta secondi a chilometro ma, miracolosamente, non ho mai smesso di correre. E poi, al 32esimo chilometro, eccola li: Heartbreak Hill, la salita piu’ lunga e piu’ temuta. Mi faccio coraggio e cerco di concentrarmi sulla gente che fa il tifo piuttosto che controllare quanto manchi per arrivare in cima. Improvvisamente, dall’ iPod parte Titanium e trovo quel briciolo di forza in piu’ che mi manca. Inizio a spingere sempre piu’ forte e, una volta arrivata in cima, salto letteralmente dalla gioia. I tre chilometri che seguono sono i piu’ belli che abbia mai corso in una maratona: mi sento una potenza e non riesco a smettere di sorridere e di cantare. Al 35esimo chilometri vedo i miei compagni di squadra fare il tifo e la mia gioia si moltiplica. Dovrei prendere il mio ultimo gel, ma non ce la faccio e onestamente mi sento a posto cosi, forse per via di tutto il Gatorade che ho bevuto.

Mile 22 1

Chiedimi se sono felice!

Gli ultimi cinque chilometri sono belli tosti. Le gambe si sentono incredibilmente bene, ma il caldo mi ha distrutto. Il respiro si fa sempre piu’ pesante e la sete aumenta. Al 40esimo chilometro controllo il Garmin e noto che, se tengo duro, posso finire sotto le 3 ore e 45. Improvvisamente compare di fianco a me Sky, una mia compagna di squadra incinta di cinque mesi che per me e’ sempre stata una grande fonte di ispirazione. Mi dice che mi vede in forma e che devo iniziare a spingere. Decido di provarci: inizio ad aumentare il ritmo e a passare un runner dopo l’altro. Arrivata all’ultima salitella pero’, mollo. Sky mi raggiunge e, ridendo, mi dice che manca un chilometro e che devo continuare a spingere, ma io proprio non ce la faccio. Mi manca il respiro e ho il viso in fiamme. Ricontrollo il Garmin: potrei finire sotto le 3 ore e 44! Ci provo, ma non ce la faccio: taglio il traguardo in 3 ore 44 minuti e 2 secondi – soddisfattissima!

Sky

Con Sky… e la sua bimba 😉

Boston 2017 e’ stata la mia sesta maratona e, dopo New York 2013, la mia maratona piu’ lenta. Ma e’ anche la maratona della quale vado piu’ orgogliosa. Quelli che mi conoscono sanno quanto ho lottato per potervi esserci. E poi, non per vantarmi, ma alla fine sono andata meglio di gente che si e’ allenata sul serio per mesi. Questo perche’ ho creduto in me stessa fino all’ultimo e ho corso in maniera intelligente: ho ascoltato i segnali del mio corpo al 100%, rallentando il ritmo quando dovevo e aumentandolo quando me la sentivo. Ma, cosa piu’ importante, ho pensato positivo per 42 chilometri di fila. Ho cercato di sorridere e “distarmi” il piu’ possibile, in quanto avevo solo due scopi per questo evento: finire senza camminare e senza rifarmi male e, soprattutto, non ripetere la bruttissima esperienza di New York 2016, dove avrei voluto fermarmi prima ancora di inziare. Un’altra nota positiva e’ l’aver dimostrato che ormai conosco molto bene il mio corpo: se le condizioni fossero state ideali, sono convinta che avrei finito in 3 ore e 35, come avevo detto all’inizio di questo post. Infatti, in media, tutti quelli che conosco hanno finito almeno dieci minuti piu’ lentamente di quanto si erano prefissati per via del caldo. Non sto dicendo questo per giustificare il mio tempo, del quale mi importa veramente poco e niente questo giro, ma per dimostrare che, a quasi quattro anni dalla mia prima maratona, ormai so cosa aspettarmi dal mio corpo in base a come sono andati gli allenamenti.

Medal.jpg

Boston si e’ rivelata nuovamente un’esperienza unica e indimenticabile e non ha fatto altro che ricordarmi quanto e’ grande il mio amore per la maratona. Grazie al tempo di New York 2016 potrei tornare a Boston nel 2018, ma al 99% non lo faro’. Potete pero’ stare certi che ci sara’ un’altra Boston nel mio futuro perche’ e’ un evento del quale sono veramente innamorata. Nel mio prossimo post vi raccontero’ miei piani per il resto del 2017. Per ora vi accenno che New York 2017 a novembre sara’ la mia prossima maratona. Come al solito, grazie infinite per l’immenso sostegno e per aver creduto in me anche questo giro.

Bus ride

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