Facendo del mio meglio

A gennaio vi avevo dato la tristissima notizia della mia frattura da stress alla tiba. Al tempo non correvo da tre settimane e mi aspettavano almeno altre quattro settimane di stop. Durante queste restanti quattro settimane ho iniziato ad allenarmi con due squadre di nuoto e seguito innumerevoli classi di barre. Allo scadere delle sette settimane ho ricominciato a correre, piano piano, a giorni alterni.

Lunedi 13 febbraio ho corso i miei primi venti minuti. Ero super-nervosa, ma fortunatamente e’ andato tutto per il meglio. Venticinque minuti mercoledi, trenta minuti venerdi, trentacinque minuti domenica… nessun fastidio alla tibia. Ammetto di aver avuto un po’ di fastidio dopo ogni allenamento (mai durante) e che il polpaccio destro era molto piu’ rigido del normale, ma ho cercato di non darci troppo peso. Sapevo che il fastidio alla tibia era normale, almeno per le prime settimane, e che sarebbe scomparso eventualmente. Lunedi mi aspettavano i miei primi quaranta minuti di corsa continua. Dopo essere stata cauta per una settimana, mi faccio coraggio e decido di includere un po’ di salite e discese. Il tempo’ e’ fantastico e, dopo un po’ di fatica iniziale, finalmente trovo il mio ritmo. Tutto procede per il meglio fin quando, poco prima di raggiungere lo scadere dei primi trenta minuti, prendo una storta. Il dolore e’ lancinante. Dopo un paio di urli e qualche lacrime mi rialzo, a fatica, e mi dirigo zoppicando verso casa. Metto immediatamente il ghiaccio, ma la caviglia e’ gia’ parecchio gonfia. Il giorno dopo e’ ancora dolorante, gonfia e livida. Dopo due giorni, scendendo le scale, la caviglia mi si rigira nuovamente. Ulteriore gonfiore e dolore. Il giorno dopo provo a nuotare ma sento un po’ di dolore persino in acqua e decido che non vale la pena rischiare. Esco a meta’ allenamento e prendo una decisione: per il resto della settimana, riposo ASSOLUTO. Camminare solo quando strettamente necessario e, per il resto del tempo, divano, ghiaccio e relax. Il mio stato d’animo e’ a terra, la tentazione di mollare e’ tanta a questo punto, ma Boston rimane comunque il mio pensiero fisso.

caviglia

Ricapitolando, ho passato sette settimane senza correre per via della frattura da stress e, una settimana dopo aver ricominciato a malapena ad allenarmi, altra settimana di stop causa caviglia slogata. La situazione non sarebbe cosi tragica se non fosse per quel famoso appuntamento il 17 aprile. Dopo una frattura da stress e una caviglia slogata, il messaggio e’ chiaro: lascia perdere. Molla. Impara ad accettare le sconfitte, anche quando non sono dipese da te. Ho saltato due maratone in passato per via di un infortunio: la maratona del New Jersey nel 2014 e la maratona di Chicago nel 2015. Per qualche motivo pero’, non riesco a rinunciare a Boston… e’ piu’ forte di me… NON POSSO! Quindi, vista la situazione, sto facendo del mio meglio per arrivare al 17 aprile senza niente di rotto e il piu’ in forma possibile viste le circostanze.Come?

  • Ho inizato a lavorare con un coach – Il mio allenamento per Boston lo scorso anno ha funzionato alla grande. Non mi sono mai sentita cosi in forma e i risultati si sono visti. New York pero’ e’ stata un disastro e, dulcis in fundo, ho iniziato il 2017 infortunata. In poche parole, mi sento completamente persa, specialmente ora che mi tocca ricominciare da zero. Mi serve una guida e voglio ricominciare ad allenarmi in maniera intelligente.
  • Tengo conto del tempo, non della distanza – Da quando ho iniziato a correre seriamente, quattro anni fa, mi sono sempre allenata tenendo conto della distanza, non del tempo: lungo di 21 chilometri, non di 110 minuti; lento di 5 chilometri, non di 30 minuti, e cosi via. Ebbene, dopo ben quattro anni, ho finalmente iniziato ad allenarmi per tot tempo, non per tot chilometri. Questo per me e’ un cambiamento enorme e al quale ancora faccio un po’ di fatica ad abituarmi. Ma, per il momento, trovo che sia il metodo di allenamento migliore. Ricominciare a correre dopo un periodo di pausa non e’ facile e confrontarsi col passato e’ inevitabile. Non tenendo conto della distanza percorsa ,non mi ritrovo a pensare: “cavolo, l’anno scorso un lento di cinque chilometri lo terminavo in 27 minuti e ora ne impiego 30!” Ora corro i miei trenta minuti e non controllo neppure quanti chilometri ho percorso in totale. Ho molta meno pressione ed e’ esattamente quello di cui ho bisogno al momento.
  • Non posso correre quanto vorrei e devo rimediare in altra maniera – sono tre settimane che ho ricominciato a correre con constanza. Al momento, corro per 30-40 minuti quasi tutti i giorni durante la settimana e ho il mio “lungo” la domenica. Due domeniche, fa il mio lungo e’ durato 40 minuti. Domenica scorsa, ho corso per 50 minuti. Questa domenica correro’ per 65 minuti e domenica prossima per 90 minuti. Meglio di nulla, certo, ma la mia maratona e’ esattamente fra un mese. Se voglio avere una performance decente, tutto questo non basta. Purtroppo non posso correre piu’ di cosi perche’ naturalmente mi rifarei male. Ed e’ qui che entrano in gioco i vari rimedi: nuoto tre volte in settimana; barre due volte in settimana; pool running e spinning una volta in settimana. Questo significa dover correre dall’ufficio alla piscina con lo zaino in spalla il lunedi e, dopo 30 minuti di corsa, fare 45 minuti di pool running e un’ora di nuoto. Significa anche correre 40 minuti dopo spinning e combinare nuoto-corsa-barre il sabato. Fisicamente, e’ stancante. Dal punto di vista organizzativo, c’e’ da diventare scemi. Ma non ho scelta: voglio arrivare a Boston preparata e al momento questo e’quello che posso e devo fare affinche’ la cosa avvenga (se volete avere ulteriori informazioni sui miei allenamenti, aggiungetemi su Strava: Martina_NYC).

    run commuting

    Zaino in spalla e si va!

  • Devo essere umile e paziente – da quando ho ricominciato a correre, ci sono stati giorni ok e giorni pessimi. Domenica scorsa, ad esempio, il mio lungo e’ stato un vero e proprio disastro. I quadricipiti erano in fiamme e i polpacci rigidissimi. Mi sono dovuta fermare tre volte dal dolore e sono tornata a casa in lacrime perche’, se mi sono sentita cosi durante una corsa di 50 minuti, come posso pretendere di correre una maratona? Ma manca un mese e non c’e’ tempo per rimurginare su un allenamento andato male. Bisogna concentrarsi sul prossimo di allenamento e tirare avanti a testa alta, vivendo alla giornata.

Il prossimo 17 aprile arrivero’ alla partenza di Boston accompagnata da un’ inevitabile dose di delusione e tristezza. Chi mi conosce sa che non corro maratone tanto per partecipare. Non giudico assolutamente chi lo fa, ma per me allenarsi e correre una maratona significa mettersi in gioco e dare il tutto e per tutto con lo scopo di migliorare il mio record precedente. Questo giro pero’ non mi sara’ data la possibilita’ di mettermi in gioco perche’, parliamoci chiaro, tutte le vasche a nuoto e tutte le classi di barre e di spinning non sostituiranno mai gli allenamenti di corsa saltati negli ultimi due mesi. Delusione e tristezza a parte, posso dire di essere in pace con me stessa: in questi due mesi ho fatto del mio meglio e sto continuando tuttora a fare del mio meglio viste le circostanze. E potete stare tranquilli che faro’ del mio meglio anche, anzi, soprattutto il prossimo 17 aprile.

boston 2017

Ci vediamo il 17 aprile alle 10:25, Boston.

 

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One thought on “Facendo del mio meglio

  1. Coraggio Martina! Ieri ho pianto vedendo tutti questi maratoneti correndo la maratona di Roma però ci sarò per la prossima edizione. La salute prim di tutto!!! Forza e Tanto coraggio per le ultime settimane prima di Boston (e ti auguro un po’ di pazzia anche!!)
    Marinette

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