TCS New York City Marathon 2016

Domenica scorsa ho corso la mia quinta maratona. Le cose non sono andate come speravo e sono rimasta molto delusa dalla mia performance. Ma andiamo per gradi.

Il pre-gara

Domenica mattina, ore 3:00 del mattino: dopo una notte insonne non riesco proprio piu’ a starmene nel letto e mi alzo, nonostante la sveglia fosse alle 4:20. Bevo un te’ deteinato, mi preparo e alle 4:50 sono in metro direzione South Ferry. In metro mangio una bagel col miele e inizio a sorseggiare dell’ acqua.

Alle 5:50 prendo il ferry con alcuni miei compagni di squadra destinazione Staten Island.

Dalla stazione del ferry prendiamo il bus che ci portera’ a Fort Wadsworth. E’ una bellissima giornata e mi sento tranquilla.

athlete-village

Abbiamo da aspettare ancora un paio di ore prima della partenza. Ci sediamo sul prato e io ne approfitto per finire la mia colazione: caffe’ freddo, banana, PowerBar e Gatorade. Il tempo passa velovemente fra una chiacchiera e l’ altra, in men che non si dica, e’ tempo di avviarsi verso la partenza. Utilizzo il bagno ancora un paio di volte, mangio il mio gel e inizio a prepararmi mentalmente. Improvvisamente arriva l’agitazione e non e’ la solita agitazione pre-gara: e’ la sensazione che la giornata non sara’ delle migliori. Cerco di non darci peso, di pensare positivo, ma non mi sento al top. In piu’, sono in cannottiera e pantaloncini ma, nonostante facciano solo 13 gradi, il sole delle 10:00 gia’ batte forte e ho caldo.

La Gara

Saliamo sul ponte di Verrazzano. La sensazione di magia che di solito accompagna questo primo pezzo e’ assente. Il panorama e’ stupendo, intorno a me l’entusiasmo e’ palpabile, ma io non vedo l’ora che questo ponte finisca. Cerco di non sforzare troppo in salita e di recuperare in discesa senza stra-fare. Chiudo i primi cinque chilometri in 23:32 (7:34 min/mile; 4:42 min/km). Ritmo perfetto, ma forzato.

Brooklyn non comporta troppe difficolta’: c’e’ qualche sali-scendi, ma nulla di troppo faticoso. Cerco di rilassarmi, ma non ci riesco. Vorrei dare il cinque ai bambini che fanno il tifo ai lati della strada, ma non riesco a trovare le energie e non voglio perdere la concentrazione. So che non c’e’ bisogno di essere cosi concentrati durante la prima meta’ della maratona, ma non riesco proprio a lasciarmi andare. Raggiungo il decimo chilometro in 47:15 (7:36 min/mile; 4:43 min/km). Ritmo super-costante, ma sempre piu’ forzato.

brooklyn

Dopo il decimo chilometro mi sforzo e mangio il mio primo gel. Prima del quindicesimo chilometro arriva la prima vera salita della giornata (non considerando il ponte di Verrazzano). Le strade sono strette e affollatissime, piu’ affollate di quanto mi ricordi. Farmi spazio e’ difficile e la salita non aiuta. Mi dico di rilassarmi, che un paio di chilometri piu’ lenti del previsto non contano piu’ di tanto, e cerco in seguito di recuperare in discesa. Chiudo i primi quindici chilometri in 1:11:02 (7:37 min/mile; 4:44 min/km). Sono contenta di constatare che, nonostante la folla e la salita, il mio ritmo sia rimasto lo stesso. Ma, in cuor mio, so che la cosa non durera’ ancora a lungo.

Finalmente raggiungo il Pulaski Bridge, che segna la fine della prima meta’ di gara. Il mio tempo e’ di 1:40:26 (7:39 min/mile; 4:45), 30 secondi al di sopra del tempo che mi ero prefissata, il che non sarebbe un problema enorme se non fosse che ho terminato le energie.

Entriamo nel Queens e inizia l’ incubo. Rallento passo dopo passo e presto arrivera’ uno dei punti piu’ difficili di tutta la gara: il Queensboro Bridge. Mangio il mio secondo gel nella speranza che i carboidrati mi regalino un po’ di energia. Raggiungo il venticinquesimo chilometro in 2:00:10 (7:44 min/mile; 4:48 min/km).

Sul ponte cerco di rilassarmi e di non guardare il mio orologio. “Rallenta quanto devi. Puoi recuperare in discesa, tranquilla”. Ma in discesa non recupero quanto vorrei. Il pacer del gruppo 3:30 mi supera e so che ormai per me non c’e’ piu speranza.

Arrivo sulla First Avenue, uno dei punti piu’ belli di tutta la maratona. Il tifo e’ incredibile, ma io sono abbattuta. Vedo il mio fidanzato al ventottesimo chilometro e, senza neppure accorgermente, le mie gambe si fermano e scoppio in lacrime. Inizio a dire che sto male, che non ce la faccio piu’, che voglio fermarmi e che non ha senso finire. Claudio mi dice che se sto davvero male devo fermarmi, che non e’ un problema. Ma io so di non stare cosi male. Certo, non mi sento fresca,  ma so che il motivo per il quale mi voglio fermare e’ un altro: so che sto rallentando inesorabilmente, so che non finiro’ entro il tempo che mi ero pre-fissata e quindi sento che non ha senso continuare. Improvvisamente pero’, tutta la First Avenue inizia a gridare: “non ti fermare! Non ti arrendere!” Centinaia di estranei che fanno il tifo per me! Come possoo deluderli? Decido di continuare e raggiungo il trentesimo chilometro in 2:28:15 (7:57 min/mile; 4:56 min/km).

Ma il peggio ancora non e’ finito: poco dopo, vedo due mie compagne di squadra che fanno il tifo sul lato sinistro della strada. Mi fermo nuovamente e ricomincio a piangere e a dire che non ha senso continuare. Una di loro, Celia, mi chiede se voglio correre con lei per un po’. Le dico di si e iniziamo a correre fianco a fianco per un po’, io fra le lacrime e lei con una macchina fotografica professionale al collo. Le centinaia di persone sulla First Avenue e Celia sono stati la mia salvezza, la famosa “manna dal cielo”: se non fosse stato per loro, probabilmente non avrei terminato la maratona domenica.

celia-and-co

Che fortuna avere delle amiche del genere ❤

Dopo all’incirca un chilometro Celia mi lascia, ma ormai mi sento tranquilla: finiro’ questa maratona. Non nel tempo sperato, ma la finiro’.

Arrivata nel Bronx, cambio strategia. Ho rallentato, ma mi sento relativamente bene. Anche se ormai il mio sogno di finire in 3 ore e 20 non si avverera’, perche’ non cercare di godermi comunque questa fantastica esperienza? Decido di stamparmi un sorriso sulla faccia e di  cercare di divertirmi il piu’ possibile durante i restanti dieci chilometri. Inizio a dare il cinque a quante piu’ persone possibile. Incito la gente a fare il tifo. Ringrazio i bambini che offrono banane e fette di arancia. Poco prima di rientrare a Manhattan, vedo i miei compagni squadra fare il tifo. Mi ero completamente dimenticata del fatto che srebbero stati li e la cosa mi da una carica pazzesca, come potete vedere dalle foto:

Fermarmi sulla First Avenue mi e’ costato un po’ di minuti e raggiungo il trentacinquesimo chilometro in 2:53:40 (7:59 min/mile; 4:57 min/km). Mancano sei chilometri e inizio a sentirmi veramente stanca. Lo stomaco e’ in subbuglio ma mangio comunque il mio terzo e ultimo gel prima di affrontare il pezzo piu’ duro della maratona: Fifth Avenue – una salita lunga quasi due chilometri. Le gambe fanno male, ma io non riesco a smettere di sorridere: non sara’ la mia maratona piu’ veloce, ma sono in salute e sto correndo per la terza volta la maratona piu’ bella che ci sia al mondo!

Finalmente raggiungo Central Park! Claudio e’ li che mi aspetta. Gli chiedo scusa per la scena di prima e mi faccio passare la bandiera dell’Italia.

central-park

Dentro Central Park ci sono dei bei pezzi in discesa: vorrei approfittarne, ma ormai ho i quadricipiti a pezzi.

Esco dal parco e mi ritrovo su Central Park South: un rettilineo interminabile!

Finalmente rientriamo nel parco! Guardo l’orologio: mi accorgo che non riusciro’ a finire sotto le 3:30, ma ho ancora la possibilita’ di qualificarmi per Boston con un buon margine.

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Aumento un po’ il ritmo, alzo la bandiera dell’ Italia al cielo e raggiungo il traguardo in 3:31:49 (8:05 min/mile; 5:01 min/mile).

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Domenica e’ stata la prima volta in tre anni che non ho corso un record personale nella maratona. Non solo: il mio tempo e’ stato di oltre otto minuti piu’ lento del tempo che corsi a Boston lo scorso aprile. Ad essere onesta, c’era da aspettarselo. Questo giro il mio allenamento ha fatto pieta’. Ci ho messo tutta me stessa, come sempre, ma non e’ bastato: gli allenamenti dove mi sono sentita veramente bene si possono contare sulla punta delle dita. La mia mezza maratona quattro settimane fa e’ stata un disastro. Domenica, ho iniziato la maratona stanca e piena di dubbi e insicurezze. Ho sperato nel miracolo, ma i segni c’erano tutti.

Cosa ho sbagliato

Devo mettermi in testa che in estate non posso allenarmi come in inverno. Soffro il caldo e quest’estate e’ stata veramente terribile. Ho seguito per filo e per segno l’allenamento che seguii per Boston, ma avrei dovuto probabilmente correre di meno e fare dell’altro. D’inverno posso dare il tutto e per tutto. D’estate devo fare il possibile e sostituire il resto con delle attivita’ alternative (bici, nuoto…). Il mio allenamento e’ stato lo stesso, ma i miei tempi sono stati piu’ lenti e ho faticato il doppio per ottenerli. In sintesi: non ho guadagnato nulla e mi sono stancata piu’ del dovuto.

Domenica avrei dovuto iniziare piu’ lentamente. Solo perche’ mi sono allenata per un certo tempo non vuol dire che devo ignorare i segnali che mi manda il mio corpo. Fin dal primo chilometro 4:43 l’ho sentito forzato come ritmo, eppure la mia testardaggine mi ha costretto a non rallentare, a provarci comunque. Se avessi dato retta al mio corpo avrei probabilmente corso un tempo migliore (non un tempone, ma comunque qualcosa di meglio e piu’ vicino al mio record di 3:23) e, soprattutto, mi sarei goduta di piu’ la gara. New York e’ la piu’ bella maratona al mondo e domenica ho detestato ogni secondo di quelle tre ore, trentuno minuti e quarantanove secondi. Questo e’ stato il mio rimpianto piu’ grande.

Progetti Futuri

Questa settimana non muovero’ un dito! Niente corsa, niente bici, niente yoga. Solo tanto ozio. In seguito, per due settimane, correro’ poco e piano, ricomincero’ ad andare in bici e iniziero’ a seguire degli allenamenti di potenziamento due volte in settimana. Dopodiche’, per otto settimane, comincero’ ad allenarmi per una mezza maratona a fine gennaio, continuando i miei allenamenti di potenziamento. A fine gennaio iniziera’ ufficialmente il mio allenamento di dodici settimane per la maratona di Boston.

Questa maratona e’ andata molto peggio del previsto, ma non cambierei una virgola. Sbagliando si impara e domenica scorsa ho imparato delle lezioni importantissime che so per certo daranno i loro frutti il prossimo aprile.

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8 thoughts on “TCS New York City Marathon 2016

  1. Martina le tue parole sono la vera ispirazione! Ed è grazie a sportivi come te, i quali non mollano mai, che si traggono i più grandi insegnamenti.
    Il paradosso della vita è proprio questo, non ti insegna a tagliare il traguardo, ma a correre!
    Tu sei già una campionessa!!!!

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